L’idea
di narrare le origini e le vicende della Banda di Casalanguida
è nata dall’interesse che il Gruppo Culturale Cantorum
Santa Maria Maddalena nutre per la musica e per la Banda in
particolare. Un interesse nato anche, e soprattutto, dal
fascino e dall’orgoglio che la Banda del nostro paese ha
suscitato, da oltre un secolo, in tutti i casalanguidesi.
Diverse, contraddittorie e confuse sono le fonti che
riguardano la nascita e lo sviluppo
di questo grande “fenomeno musicale”, ma sicuri,
certi e concreti sono i consensi, l’ammirazione e le lodi
che la nostra Banda ha avuto in tutto la sua lunga storia. La
Banda è il nostro fiore all’occhiello, (forse l’unico, ma
sicuramente il più vero, il più duraturo) ciò
che ha saputo dare una identità al nostro piccolo
paese, togliendolo dall’anonimato. Quante volte, in passato
ci siamo sentiti dire:”…Ah! Casalanguida, il paese della
famosa Banda”.
La Banda, la musica sono sempre state nell’animo di
tutti i casalanguidesi, tanto da costituire, per molti,
l’unico grande interesse, e chi non ricorda con
quanta attenzione e partecipazione si ascoltavano le
“prove” che la Banda teneva (quasi sempre in un garage)
prima della stagione concertistica!
Le più belle arie della Tosca , del Rigoletto, del
Barbiere di Siviglia … restavano impresse nella mente a tal
punto che molti, soprattutto i giovani, riuscivano a
fischiettarle per le strade, sul lavoro (qualcuno riusciva a
fischiettare addirittura un’intera opera), senza dimenticare
che all’epoca, a Casalanguida non esistevano registratori.
Queste poche righe, senza presunzione alcuna, vogliono
ricordare questi “eroi” della musica che ancora
oggi sono motivo d’orgoglio per tutti noi.
Prima
di ripercorrere le tappe essenziali della storia della
“nostra Banda” è opportuno fornire qualche accenno sulle
origini della banda in genere.
Essa,
nasce come complesso di strumenti a fiato e a percussioni
destinato a suonare prevalentemente all’aperto. Le prime
fonti storiche riguardanti una formazione di musicisti le cui
caratteristiche possono ricollegarsi
alla banda, risalgono al 1700, ma già nell’antica
Grecia e via via fino ad arrivare all’epoca imperiale
romana, esistevano gruppi di suonatori di strumenti a fiato
che avevano il compito di incitare i soldati durante i
combattimenti. Appare, quindi, chiara l’origine prettamente
militare della banda che nei secoli successivi e
principalmente nel Medio Evo, cominciò a diffondersi nelle
maggiori corti d’Europa. Significativo è, a tal proposito,
il ricordo della fanfara del Carroccio di Milano, dell’XI
secolo.
Con
l’invenzione del sassofono ad opera del belga Adolf Sax nel
1840, la banda ebbe un notevole sviluppo, in quanto si poterono creare effetti timbrici assai variabili
e ricchi, con impasti di gruppi di strumenti (dette famiglie)
quali ottoni, legni ed ance. Nella prima metà dell’800
sorsero complessi bandistici quasi in ogni città e paese
d’Europa, formati da gente del popolo, spesso artigiani,
sarti, calzolai, muratori che durante il periodo invernale si
riunivano per fare musica. Vi è poi da
notare come, fino al 1800, la banda non avesse un
organico precostituito ma era piuttosto un’ accozzaglia di
strumenti di vario genere che dava un risultato musicale
scadente.
Il
Maestro Alessandro Vessella (Alife, Caserta 1860-Roma 1929)
nei primi del ‘900 riformò la strumentazione della banda,
mettendo la parola fine agli scheletrici accompagnamenti della
vecchia forma dando ad ogni famiglia di strumenti dignità e
nuovo vigore espressivo.
Dall’opera di questo caposcuola, la banda iniziò il suo
sviluppo artistico, tanto che anche i complessi dell’Abruzzo
si adeguarono all’esigenza del nuovo indirizzo.
Il repertorio bandistico di questo periodo consta in
prevalenza di opere liriche, di musica sinfonica e da camera
dei maggiori compositori, (trascritta per banda da vari
direttori), nonché di brani e marce sinfoniche scritte
esclusivamente per questo tipo di complesso.
La grandezza
del Maestro Alessandro Vessella e l’importanza della sua
riforma sono testimoniate anche dal ricordo di Enrico Leone,
un vecchio musicante, che nel libro-intervista “Una vita per la banda” di Sergio Masciarelli, ricorda così il suo
primo impatto con la riforma del grande Maestro: “Gennaio 1915. Ero a Chieti, allievo musicante della Banda Militare del
18° Fanteria…In un freddo mattino giungevo un po’ tardi
alla prova d’insieme, il maestro Pompilio Baffigo aveva
appena iniziato la concertazione. Stavo per entrare in sala,
ma mi fermai sul limitare della porta, colpito
all’improvviso da un’onda sonora. Ero rimasto lì,
immobile, quasi incredulo,…non avevo mai sentito una banda
suonare così l’Incompiuta di Schubert.
Era un canto celestiale, tutti cantavano, i gravi, i
flicorni, le ance delle diverse famiglie fuse nella dolcezza
delle belle frasi: gli strumenti, nell’amalgama dei timbri,
in un meraviglioso assieme, creavano un effetto inesprimibile
a parole, mentre la sinfonia scorreva nelle sue stupende
armonie.
Una grande commozione mi riempì l’animo
malinconico: quella che ascoltavo era la nuova strumentazione
per banda, creata da Alessandro Vessella!”
Dopo
questa breve introduzione
non si può non parlare dell’altrettanto affascinante storia
della Banda del nostro paese che ha saputo accogliere ed
esaltare gli insegnamenti del Maestro Vessella. Essa nasce nel
1849 per volontà di due mecenati del luogo, Carlo Filippo
D’Aleo e Michelangelo Piscitelli.
È
doveroso, innanzitutto, sottolineare che Casalanguida, per la
sua storia bandistica e per gli sviluppi che ne seguirono
merita un apprezzamento particolare rispetto a città dalle
possibilità, economiche e culturali, infinitamente maggiori,
essendo il nostro paese costituito
da poche centinaia di abitanti. La banda era composta
essenzialmente da contadini e artigiani, gente, quindi, umile
che viveva nella precarietà economica e tra innumerevoli
difficoltà. Nonostante ciò queste persone non esitavano a
dedicarsi con totale devozione all’arte della musica e non
certo per i pochi denari che riuscivano a racimolare, che pur
gli abbisognavano per arrotondare i magri profitti dei loro
mestieri.
I nostri
“artigiani del suono” sono, così, degni di ammirazione e
considerazione, per aver compiuto un’immensa opera tra mille
difficoltà e sacrifici.
Il primo
direttore della banda di Casalanguida fu Tito Momai,giunto
dalla vicina Vasto.Questi nel 1862, cedette la bacchetta ad un
famoso maestro dell’epoca borbonica: Crisante Del Cioppo,
originario di Gessopalena e formatosi al conservatorio San
Pietro a Maiella di Napoli. Egli, oltre ad intensificare la
fucina degli allievi al fine di conferire maggiore corposità
alla struttura della banda, riformò il repertorio bandistico
con l’introduzione del “passo doppio” nelle marce. Col
passare degli anni la banda, grazie alla perfetta tecnica
musicale acquisita, riscuoterà, sia in Italia che
all’estero, sempre maggiori apprezzamenti e successi. Sulla
scia di tali riconoscimenti i “bandisti”, soprattutto
giovani, del paesino diventarono così numerosi da dar vita
addirittura ad una seconda banda che entrò in competizione
con la prima.
Le due lettere che qui fedelmente ed integralmente,
riportiamo, indirizzate al sindaco dell’epoca, testimoniano
il prestigio raggiunto dalle due Bande di Casalanguida alla
fine dell’800.
“Fossalto, 6 luglio 1897 Illustre signor Sindaco, torno daccapo ad
incomodarla, sicuro che V.S. sappia e vorrà compatirmi. Feci
una volta domanda per avere qui codesto concerto musicale nei
giorni 7 ed 8 agosto, e qualora il primo complesso fosse
impegnato prego V.S. di volermi mandare almeno il secondo o
meglio la seconda musica di Casalanguida, mi faccia tanto
favore e Le sarò obbligatissimo. La riverisco: - per
Comitato: Costanzo Granitto”. La seconda lettera recita,
invece: “Rosello,
20-8-1898 Ill.mo Signor Sindaco di Casalanguida – Prego V.S.
Ill.ma a volersi compiacere far conoscere che nel giorno 13 e
14 settembre prossimo, questa popolazione vogliono festeggiare
S.Bartolomeo e S.Nicola, molto gradirebbero la prima
Filarmonica di codesta Città, se si trova non compromessa,
invito un musicante di fiducia recarsi qui per concordare il
prezzo; se la prima trovasi impegnata non dispiacerebbe la
seconda diretta dal Sig. Malachia Profeta dal quale attendo un
musicante per stabilire il prezzo, V.S. Ill.ma perdonerà del
disturbo e le anticipa i più sentiti ringraziamenti. Il
Deputato delle feste Romoaldo Litterio”. Fino al 1885 le
scarse notizie confondono le vicende di queste due formazioni
che, con ogni probabilità, si riunificarono non più tardi
dell’inizio del XX secolo.
A questo punto, è però doverosa una precisazione
relativa a questo dualismo bandistico: ancora oggi infatti,
vecchi bandisti e anziani del luogo testimoniano l’esistenza
di due bande.Però, data la scarsità delle fonti non è dato
sapere se questo dualismo si sia ricostituito in quegli anni
oppure non sia mai cessato. In ogni caso, numerosi e valenti
maestri, come Comingio Renzetti di Lanciano, Eduardo Di Capua,
Federico Fabiodi di Napoli, Malachia Profeta di Chieti,
Federico Sapio si sono susseguiti alla direzione delle due
bande. Intorno al 1885 troviamo comunque la principale Banda
diretta da Pilade Michetti di Tocco, fratello del famoso
pittore Francesco Paolo, tale banda furoreggia nel 1888 alle
feste in onore di San Giustino a Chieti dove si alternano sul
palco ben otto “bande primarie”. È giusto citare oltre al
maestro anche il “capobanda” di questo complesso, Panfilo
Di Paolo che indosserà per circa un quarantennio l’uniforme
della Banda di Casalanguida fino a diventarne un vero e
proprio simbolo.
Una nuova data importante per la
banda è il 1889, quando iniziò la direzione del Maestro
concittadino Fioravante Forchetti, anch’egli allievo del
famoso conservatorio napoletano. Con il Maestro Forchetti la
banda raggiunse un livello artistico mai toccato prima. Egli
ne reggerà le sorti fin quasi allo scoppio della Grande
Guerra dirigendola, nel 1906,
in una
applaudita tournée in Turchia, dove per cinque mesi
consecutivi furono protagonisti nei “PETITS CHAMPS”
di Costantinopoli, raccogliendo i più lusinghieri consensi di
pubblico e critica.
La banda si ricostituisce nel 1919 ancora con un illustre quanto
sfortunato maestro locale: Alfonso D’Annunzio, forgiato come
i predecessori al San Pietro Maiella. Egli ne rimarrà alla
guida fino all’anno del suo drammatico suicidio, il 1924.
Continuatore della sensibile opera di Alfonso D’Annunzio è
Ludovico Favilla, che ne prende il posto nel 1925. Di
quell’anno è il primo premio conseguito al Concorso di
Roma, un autentico trionfo, testimoniato da due autorevoli
fonti dell’epoca: IL MESSAGGERO scriveva: “un autentico successo ha riportato ieri sera al Pincio il grande
concerto bandistico di Casalanguida. Il pubblico numeroso ha
seguito con silenzio religioso le impeccabili esecuzioni del
TANNHÄUSER, del BORIS GUDNOF e dei LOMBARDI, festeggiando
calorosamente il Maestro e i suoi ottimi collaboratori”,
e IL GIORNALE D’ITALIA
incalzava “un pubblico
enorme si è riversato in Piazza Colonna per udire il grande
concerto bandistico di Casalanguida. L’esecuzione
dell’interessante programma composto di musiche di Verdi,
Mussorgski e Wagner ha riscosso consensi di pubblico e di
critica ed è stato fragorosamente applaudito”. Altra
trionfale ed applauditissima tournèe è quella tenutasi a
Parigi nello stesso anno.
Nel 1926 il Maestro Favilla lascia il proprio posto al
Maestro Attilio Bruni. La banda, fino ad allora contava sempre
non meno di 45 elementi e supererà il numero di 50 effettivi
sotto la direzione del Bruni che resterà fino al 1929. Nella
stagione successiva Giocondo Simone raccoglie i frutti del
lavoro svolto precedentemente effettuando una applaudita tournée
in Liguria dove particolare successo ottengono le esibizioni
presso il Casinò di San Remo le quali dureranno circa due
mesi.
“L’eco della Riviera”, un
giornale del luogo, così scriveva: “Seralmente
l’immensa folla eterogenea che si riversava
all’Imperatrice od al chiosco di via Ruffini, con i applausi
vibranti, entusiastici, dimostra che all’aperto preferisce
la banda, specie quando si tratta di un insieme come quello di
Casalanguida che l’ottimo suo maestro Giocondo Simone, ha
saputo far classificarefra le prime d’Italia”.
Questi
successi destano ancor più interesse e passione negli
abitanti, soprattutto giovani del luogo, tanto che, nelle
giornate invernali, periodo in cui la banda era a riposo e
ogni suonatore dedicava gran parte del tempo libero allo
studio del proprio strumento, il paese era
avvolto da varie melodie
che echeggiavano dalle finestre di ogni casa, così da
sembrare un
grande conservatorio. Nel 1930 la bacchetta passò nelle mani
del giovane nipote di Alfonso D’Annunzio, l’allora
ventottenne Angelo Basilico D’Annunzio, valoroso maestro
concertatore che portò la banda denominata “GRAN CONCERTO
BANDISTICO CITTA’
DI CASALANGUIDA” ad essere uno dei primi complessi
bandistici d’Italia.
Non a caso in quegli anni la
Banda effettuerà delle tournèe trionfali in Sicilia,
Calabria e Lucania, riscuotendo sempre meritati e calorosi
consensi. Il Maestro Angelo Basilico D’Annunzio legherà il
suo nome a quello della Banda di Casalanguida fino alla fine
dell’attività, cessata nel 1966 e cioè per quasi quaranta
anni.
Innumerevoli furono i successi riscossi
dalla banda sotto la direzione del maestro, i quali sono
testimoniati dai giornali dell’epoca. L’estate del 1947 è,
per la Banda, un anno trionfale. Infatti, su Il
Giornale d’Italia del 20 luglio si trova scritto: “I
festeggiamenti in onore della Madonna del Carmine, conclusisi
con un simpatico fuoco pirotecnico, ha dato alla cittadinanza
aquilana la soddisfazione ed il piacere di ascoltare la nota
ed acclamata banda di Casalanguida (Chieti). Questo complesso
artistico, che figura tra i migliori del nostro Abruzzo e
d’Italia, ha eseguito, nella giornata, sotto i portici, due
programmi musicali di sceltissima musica, fra cui figuravano:
l’«Amico Fritz» l’«Iris»
il Boris Goudnof, la «Lucia», la «Turandot», ed altri
capolavori d’arte. Il perfetto affiatamento della massa,
guidata dalla bacchetta del valoroso Maestro Angelo
D’Annunzio, la impeccabile fedele interpretazione e le
qualità impareggiabili dei solisti, hanno suscitato il più
vivo entusiasmo nel numeroso pubblico presente, che ha,
durante l’esecuzione e alla fine, colmato di applausi gli
esecutori ed in ispecie il maestro. Speciale menzione meritano
i solisti Salvatore Saetta flicorno soprano, Giuseppe Di Paolo
flicorno tenore, Delfino Storto flicorno baritono e Sena
clarinetto”.
E poi ancora il Giornale
d’Italia del 27 luglio 1947, con riferimento al concerto
di Ripatransone per la Festa Patronale di S. Maria Maddalena
scrive: “Alle ore 23
in piazza XX Settembre si è svolto un grande concerto con
sceltissimo programma musicale. Ad onore del vero, non
possiamo lasciare senza rilievo, per stretto dovere di
cronaca, il valore intrinseco del Corpo Bandistico di
Casalanguida il quale con perfetta tecnica musicale, fusione e
delicate sfumature melodiche, ha interpretato magistralmente
difficili pezzi di Opere classiche di sommi Maestri italiani e
stranieri, suscitando nel pubblico, vivo entusiasmo e
riscuotendo meritati e calorosi applausi”.
E poi ancora Il
Giornale d’Italia del 29 ottobre 1948 scrive, riferendosi alle
bande di Lanciano e Casalanguida, “queste
due Bande gloria e vanto della nostra Provincia e della nostra
Regione, hanno veramente tenuto accesa la fiaccola della
nostra tradizione, esibendosi dovunque e massimamente nei
grandi centri tra il massimo entusiasmo delle popolazioni. A
riprova di ciò sta il fatto che esse hanno fatto solo
rarissime apparizioni in Abruzzo, trascorrendo l’intera
stagione in Campania, Puglia, Calabria, Lucania ecc. Qual è
il loro segreto? E massimamente, quale il segreto che fa di
Casalanguida piccolissimo centro della Provincia di Chieti il
massimo centro musicale? Ciò è tutto merito del bravo
maestro Angelo Basilico D’Annunzio e dei suoi illustri
predecessori…possiamo quindi chiudere questa nostra breve
disamina col dire che la banda di Casalanguida quest’anno ha
meritato, come per il passato, la massima gloria e la
soddisfazione di essere stata ritenuta e giudicata la migliore
“banda”.
La stampa degli anni ’50 riserva
ancora parole d’elogio e stima per la banda di Casalanguida
e per il Maestro D’Annunzio, tanto che sulla Cronaca
dell’Abruzzo del 3 aprile 1955, si trova scritto: “Anche
quest’anno, non venendo meno l’ultrasecolare tradizione,
Casalanguida ha ricostituito il suo glorioso complesso
bandistico. Ne è direttore e concertatore il concittadino
comm. Angelo Basilico D’Annunzio noto ai critici e a tutte
le piazze d’Italia per la sua squisita sensibilità
artistica e la vasta cultura musicale. Il concerto di
Casalanguida non ha bisogno di presentazione in quanto noto a
tutti gli amatori di musica. Esso ha sempre riscosso il plauso
e il consenso del pubblico e della critica e ovunque ha
prestato servizio ha suscitato negli ascoltatori
l’entusiasmo più schietto e sincero”.
Per omaggiare la grandezza di
questo personaggio ricordiamo alcuni aspetti della sua
personalità e professionalità.
Il maestro D’Annunzio, nei
riguardi dei propri musicanti, durante il periodo della
concertazione che precedeva le stagioni concertistiche, era
assai esigente. I pezzi venivano affrontati con una minuziosità
da perfezionista. L’intonazione doveva essere la più
precisa possibile e l’interpretazione della partitura doveva
rispecchiare fedelmente il volere del compositore, finché
essa non si manifestava secondo l’intenzione del Maestro, di
piena fedeltà al testo, non si passava ad altro pezzo da
concertare.
Questa fatica preparatoria all’uscita della banda,
comportava tensioni emotive notevoli per il direttore, piccoli
scontri con i solisti gelosi della propria autonomia tecnica,
ore e ore di prove fino a giungere all’interpretazione
voluta dall’autore.
Le
prove di concertazione dell’epoca, ma anche dei decenni
successivi, duravano circa un mese. I musicanti
arrivavano da varie parti d’Italia e i solisti
venivano scelti dal maestro dopo un’accuratissima ed attenta
prova tecnica preventiva effettuata sul posto.
Si ricordano, non senza commozione, le tante volte in
cui la banda, pronta ormai alla nuova esperienza annuale, in
alta uniforme, faceva il giro del paese davanti allo sguardo
serio e alle orecchie sensibilissime del maestro, in segno di
saluto alla popolazione. Durante i mesi che seguivano,
giungevano notizie felicissime di vittorie nelle dispute con
altre bande pur valorose (quelle pugliesi soprattutto) in
località di riguardo.
Per tutto
l’arco di tempo compreso fra il 1932 e il 1970 il complesso
rimane sempre nel novero delle migliori formazioni in
circolazione: con 70 elementi nel 1951 alle “Celebrazioni
Verdiane” di Teramo; nel 1956 è presente alla “Sagra
Musicale” di Sulmona; l’anno seguente effettua
un’apprezzata tournée in Sicilia.
Questi
anni vedono il complesso protagonista di un altro evento del
tutto nuovo per il periodo: testimoni diretti raccontano che
la Banda è stata una delle prime tra quelle civili ad avere
l’onore di esser stata scritturata per una
registrazione dalla neonata RAI. Ancora oggi, infatti, a
Casalanguida ci si ricorda,
di quell’indimenticabile giorno del 1958 in cui tutti
i Casalanguidesi, fieri e orgogliosi, in religioso silenzio
ascoltavano alla radio le melodiose note eseguite dalla loro
banda.
Una
breve pausa si registrò agli inizi degli anni ’60 allorché,
quasi l’intero organico e D’Annunzio, prendono il nome di
un altro ben più importante centro, Chieti, che per sei anni
consecutivi finanzia il complesso, privo di risorse
economiche, in cambio del nome.
Dal 1967 al 1970 si sviluppa l’ultimo capitolo della storia di
questa gloriosa banda, di cui fortunatamente rimane
l’esecuzione della Seconda
Rapsodia Ungherese di Franz Listz nella nastroteca della
sede Rai di Pescara. Negli anni seguenti il corpo bandistico
continuò a sussistere, anche se in forma ridotta, grazie
all’impegno del prof. Nino Forchetti primo oboe
dell’originario complesso bandistico, al quale va il merito
di aver forgiato la nuova
generazione di musicisti.
In coincidenza con la cessazione dell’attività di
direzione del maestro D’Annunzio, tutte le sedi bandistiche
della Regione ebbero un progressivo e diffuso affievolimento
di entusiasmo per questa forma di arte popolare e, quindi, di
conseguenza la fine di un diretto contatto con la musica
colta, sostituita dai nuovi messaggi musicali
che la radio e la televisione iniziavano a diffondere.
Non
dimentichiamo inoltre che, per le fresche generazioni
dell’epoca, la Banda rappresentò non solo una valida
possibilità di lavoro e sostentamento per buona parte
dell’anno, ma per i più dotati, l’accesso in ambite
istituzioni musicali dell’intera nazione tanto che i
migliori “solisti” di bande private rappresentavano assai
di frequente il nerbo delle bande “municipalizzate” di
grosse città, di quelle “militari”, delle grandi
orchestre sinfoniche e della RAI stessa, una volta istituita.
I
Ceccarossi, i Torrebruno, i Pietro Colantonio e Michelangelo
Pili (questi
ultimi due entrambi di Casalanguida), il Colantonio definito
“Il Caruso dei
tromboni d’Italia”, il Pili per molti anni titolare
del ruolo di “primo
basso tuba nell’orchestra della Rai di Torino”, ed
altri ancora sono ricordati
come “esemplari prodotti” dalle eroiche bande sotto la
scuola di grandi, storici maestri.
Prima di concludere è doveroso, sottolineare come le
gesta di questi personaggi possano apparire ai nostri occhi
come delle leggende, ma in realtà la loro vita “gaia e
terribile” nascondeva giorno dopo giorno disagi, pericoli e
privazioni di ogni sorta. Precedentemente si è detto che le
tournée duravano anche diversi mesi, quale sacrificio doveva
essere per i musicanti separarsi dalle proprie mogli, dai
propri figli, dal calore di una famiglia per così lungo
tempo!
Per
non dire, poi, come ci si doveva arrangiare per recarsi a
suonare nei paesi festanti. Se si era fortunati si andava
numerosi tutti stipati sui camion, che negli altri giorni
erano serviti per i lavori, in mezzo agli strumenti e agli
abiti che si sarebbero dovuti indossare per la serata
concertistica. Diversamente,
ci si alzava al mattino quando ancora il sole non era
sorto e ci si incamminava per ore e ore con gli strumenti e
tutto l’occorrente in spalla finché non si era giunti a
destinazione. Quando finalmente cominciava il concerto di
questa umile e appassionata gente, vi era anche chi, non
conoscendo lo spirito di sacrificio che caratterizzava il
bandista, come gli aristocratici e gli organizzatori delle
feste, con arroganza pretendevano un “pezzo” anziché un
altro. A ricordo di ciò v’è da citare un aneddoto di quei
lontani e duri tempi: nel mese di giugno le bande abruzzesi
andavano spesso nel vicino Molise. I molisani amano ascoltare
i buoni complessi, e pur di assicurarsi una banda di grido
erano disposti a rinviare la festa ad un qualsiasi giorno
della settimana.
La Banda di Casalanguida suonava a Campolieto per la
festa di S.Antonio. Fatto il primo giro del paese, doveva
eseguire il matinée in piazza. Così, in attesa che arrivasse
il maestro, la banda suonò una marcia. Ma il direttore non si
vedeva, ed allora fu suonata una seconda marcia.
Subito dopo, il capo deputato salì rapidamente sul
palco e, rivolto al capobanda, disse minaccioso: - “Se
da que a dece menute nin facite nu pezze d’opere, je facce
tagliamente!”
Ed
il capobanda, con l’energia di Pier Capponi, replicò:
-
“Se voi fate tagliamento, io farò suonare il
Piave!”. Il duello capponiano stava diventanto sempre più
verboso, finchè giunse il maestro
D’Annunzio che diede avvio all’atteso concerto con
una fantasia cara ai bandisti di Casalanguida, I
Lombardi alla prima crociata, del genio di Busseto.
Come per incanto, al diffondersi della bella melodia
verdiana cessò
ogni clamore. E alla fine, i calorosi applausi della folla
fecero dimenticare il piccolo incidente.
Ecco
quali erano i disagi e le umiliazioni che incontravano i
musicanti, ai quali oggi vien spontaneo rivolgere un caloroso
ringraziamento non solo per aver fatto conoscere ed apprezzare
le straordinarie opere musicali dei massimi compositori
italiani e stranieri, diventando quasi incosciamente l’unica
scuola di musica che il popolo abbia mai avuto in Italia, ma
anche per la
grande e valida lezione di vita, improntata, giova ricordarlo,
al duro lavoro e al sacrificio senza i quali non si può avere
nulla in cambio, oggi, il loro insegnamento in un momento in
cui la nostra società è attraversata da profondi e non
sempre positivi cambiamenti, appare ancor più prezioso perché
si vanno perdendo quei valori e quei sentimenti che
dalle origini hanno caratterizzato l’identità del
popolo abruzzese.
L’elenco che segue riporta alcuni nomi di
casalanguidesi, ormai deceduti che in passato hanno dato onore
e gloria alla nostra banda.
|
|
| Alfonso
D'Annunzio |
maestro |
| Fioravante
Forchetti |
maestro |
| Angelo
Basilico D’Annunzio |
maestro |
| Nino
Forchetti |
oboe |
|
Giovanni
Marchetti
|
sax
basso |
| Giuseppe
Mascitelli |
percussioni |
| Domenico
Di Paolo |
flauto |
| Gennaro
Tumini |
sax
basso |
| Michelangelo
Pili |
bassotuba |
| Alfredo
D’Angelo |
bassotuba |
| Rosario
Forchetti |
sax
alto |
| Rosario
Pedone |
trombone |
| Quirino
Sabatini |
contr.
Ancia |
| Nicola
Mascitelli |
tromba |
| Giuseppe
Mascitelli |
tromba |
| Vincenzo
Landi |
tromba
bass. |
| Adelchi
Ricotta |
clarinetto |
| Arcangelo
Tornese |
flicorno |
| Luigi
Pili |
timpani |
| Ferdinando
Pili |
tromba bass. |
| Mario
Fiadone |
sax
soprano |
| Panfilo
Di Paolo |
clarinetto |
| Dante
Di Paolo |
clarinetto |
| Pietro
Colantonio |
flicorno
t. |
| Giuseppe
D’Annunzio |
tromba
in fa |
| Antonino
Colantonio |
tromba
in fa |
| Nicola
Tornese |
corno |
| Ettore
Del Vecchio |
clarinetto |
| Sigfrido
D’Angelo |
flicorno
t. |
| Nicola
Forchetti |
trombone
t. |
| Ottavio
Tumini |
flicorno
t. |
| Giuseppe
Di Paolo |
flicorno
t. |
| Camillo
Di Paolo |
flicornino |
| Nicola
Menna |
piatti |
| Tommaso
Di Stefano |
flicorno
c. |
| Nicola
Ricotta |
basso |
| Quirino
Mascitelli |
piatti |
| Angelo
Sabatini |
tamburo |
| Gino
Tornese |
sax tenore |
| Ernani
Tornese |
clarinetto |
| Anelomaria
Colantonio |
clarinetto |
| Francesco
Paolo Fasoli |
bombardino |
| Vincenzo
Fasoli |
maestro |
| Emidio
Forchetti |
trombone b. |
| Felice
Forchetti |
flauto |
| Italo
Colonna |
bidello |
| Alfredo
Boiano |
bidello |
| Angelo
Maria Tornese |
basso tuba |
| Nicola
Tornese |
grancassa |
| Giovanni
Tornese |
flicorno
mib |
| Giuseppe
Tumini |
bombardino |
| Onofrio
Dell’Orso |
trombone |
| Nicola
Del Vecchio |
clarinetto |
| Luigi
Forchetti |
|
| Attilio
Antonino |
tromba |
| Giuseppe
Marchetti |
grancassa |
| Beniamino
Tornese |
|
| Umberto
Tornese |
|
| Giuseppe
Ricotta |
piatti |
| Giovanni
Fasoli |
clarinetto |
| Nicola
Marchetti |
tromba |
| Amerigo
Colantonio |
corno |
|
Nicola
Iovacchini |
clarinetto |
o
e
G
“LA
MUSICA
E’ RIVELAZIONE PIU’
ALTA DI OGNI SAGGEZZA, DI OGNI
FILOSOFIA”
(L. V. BEETHOVEN)