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   CASALANGUIDA
 

    la Banda a cura di Franco Pomilio   

       

  L’idea di narrare le origini e le vicende della Banda di Casalanguida è nata dall’interesse che il Gruppo Culturale Cantorum Santa Maria Maddalena nutre per la musica e per la Banda in particolare. Un interesse nato anche, e soprattutto, dal fascino e dall’orgoglio che la Banda del nostro paese ha suscitato, da oltre un secolo, in tutti i casalanguidesi. Diverse, contraddittorie e confuse sono le fonti che riguardano la nascita e lo sviluppo  di questo grande “fenomeno musicale”, ma sicuri, certi e concreti sono i consensi, l’ammirazione e le lodi che la nostra Banda ha avuto in tutto la sua lunga storia. La Banda è il nostro fiore all’occhiello, (forse l’unico, ma sicuramente il più vero, il più duraturo) ciò  che ha saputo dare una identità al nostro piccolo paese, togliendolo dall’anonimato. Quante volte, in passato ci siamo sentiti dire:”…Ah! Casalanguida, il paese della famosa Banda”.

           La Banda, la musica sono sempre state nell’animo di tutti i casalanguidesi, tanto da costituire, per molti, l’unico grande interesse, e chi         non ricorda con quanta attenzione e partecipazione si ascoltavano le “prove” che la Banda teneva (quasi sempre in un garage) prima della stagione concertistica!  Le più belle arie della Tosca , del Rigoletto, del Barbiere di Siviglia … restavano impresse nella mente a tal punto che molti, soprattutto i giovani, riuscivano a fischiettarle per le strade, sul lavoro (qualcuno riusciva a fischiettare addirittura un’intera opera), senza dimenticare che all’epoca, a Casalanguida non esistevano registratori.

           Queste poche righe, senza presunzione alcuna, vogliono ricordare questi “eroi” della musica che ancora  oggi sono motivo d’orgoglio per tutti noi.

 

             Prima di ripercorrere le tappe essenziali della storia della “nostra Banda” è opportuno fornire qualche accenno sulle origini della banda in genere.

             Essa, nasce come complesso di strumenti a fiato e a percussioni destinato a suonare prevalentemente all’aperto. Le prime fonti storiche riguardanti una formazione di musicisti le cui caratteristiche possono ricollegarsi  alla banda, risalgono al 1700, ma già nell’antica Grecia e via via fino ad arrivare all’epoca imperiale romana, esistevano gruppi di suonatori di strumenti a fiato che avevano il compito di incitare i soldati durante i combattimenti. Appare, quindi, chiara l’origine prettamente militare della banda che nei secoli successivi e principalmente nel Medio Evo, cominciò a diffondersi nelle maggiori corti d’Europa. Significativo è, a tal proposito, il ricordo della fanfara del Carroccio di Milano, dell’XI secolo.

           Con l’invenzione del sassofono ad opera del belga Adolf Sax nel 1840, la banda ebbe un notevole sviluppo,  in quanto si poterono creare effetti timbrici assai variabili e ricchi, con impasti di gruppi di strumenti (dette famiglie) quali ottoni, legni ed ance. Nella prima metà dell’800 sorsero complessi bandistici quasi in ogni città e paese d’Europa, formati da gente del popolo, spesso artigiani, sarti, calzolai, muratori che durante il periodo invernale si riunivano per fare musica. Vi è poi da  notare come, fino al 1800, la banda non avesse un organico precostituito ma era piuttosto un’ accozzaglia di strumenti di vario genere che dava un risultato musicale scadente.

            Il Maestro Alessandro Vessella (Alife, Caserta 1860-Roma 1929) nei primi del ‘900 riformò la strumentazione della banda, mettendo la parola fine agli scheletrici accompagnamenti della vecchia forma dando ad ogni famiglia di strumenti dignità e nuovo vigore  espressivo. Dall’opera di questo caposcuola, la banda iniziò il suo sviluppo artistico, tanto che anche i complessi dell’Abruzzo si adeguarono all’esigenza del nuovo indirizzo.  Il repertorio bandistico di questo periodo consta in prevalenza di opere liriche, di musica sinfonica e da camera dei maggiori compositori, (trascritta per banda da vari direttori), nonché di brani e marce sinfoniche scritte esclusivamente per questo tipo di complesso.

          La grandezza del Maestro Alessandro Vessella e l’importanza della sua riforma sono testimoniate anche dal ricordo di Enrico Leone, un vecchio musicante, che nel libro-intervista “Una vita per la banda” di Sergio Masciarelli, ricorda così il suo primo impatto con la riforma del grande Maestro: “Gennaio 1915. Ero a Chieti, allievo musicante della Banda Militare del 18° Fanteria…In un freddo mattino giungevo un po’ tardi alla prova d’insieme, il maestro Pompilio Baffigo aveva appena iniziato la concertazione. Stavo per entrare in sala, ma mi fermai sul limitare della porta, colpito all’improvviso da un’onda sonora. Ero rimasto lì, immobile, quasi incredulo,…non avevo mai sentito una banda suonare così l’Incompiuta di Schubert.

          Era un canto celestiale, tutti cantavano, i gravi, i flicorni, le ance delle diverse famiglie fuse nella dolcezza delle belle frasi: gli strumenti, nell’amalgama dei timbri, in un meraviglioso assieme, creavano un effetto inesprimibile a parole, mentre la sinfonia scorreva nelle sue stupende armonie.

          Una grande commozione mi riempì l’animo malinconico: quella che ascoltavo era la nuova strumentazione per banda, creata da Alessandro Vessella! 

          Dopo  questa breve  introduzione non si può non parlare dell’altrettanto affascinante storia della Banda del nostro paese che ha saputo accogliere ed esaltare gli insegnamenti del Maestro Vessella. Essa nasce nel 1849 per volontà di due mecenati del luogo, Carlo Filippo D’Aleo e Michelangelo Piscitelli.

           È doveroso, innanzitutto, sottolineare che Casalanguida, per la sua storia bandistica e per gli sviluppi che ne seguirono merita un apprezzamento particolare rispetto a città dalle possibilità, economiche e culturali, infinitamente maggiori, essendo il nostro paese costituito  da poche centinaia di abitanti. La banda era composta essenzialmente da contadini e artigiani, gente, quindi, umile che viveva nella precarietà economica e tra innumerevoli difficoltà. Nonostante ciò queste persone non esitavano a dedicarsi con totale devozione all’arte della musica e non certo per i pochi denari che riuscivano a racimolare, che pur gli abbisognavano per arrotondare i magri profitti dei loro mestieri.

          I nostri “artigiani del suono” sono, così, degni di ammirazione e considerazione, per aver compiuto un’immensa opera tra mille difficoltà e sacrifici.

          Il primo direttore della banda di Casalanguida fu Tito Momai,giunto dalla vicina Vasto.Questi nel 1862, cedette la bacchetta ad un famoso maestro dell’epoca borbonica: Crisante Del Cioppo, originario di Gessopalena e formatosi al conservatorio San Pietro a Maiella di Napoli. Egli, oltre ad intensificare la fucina degli allievi al fine di conferire maggiore corposità alla struttura della banda, riformò il repertorio bandistico con l’introduzione del “passo doppio” nelle marce. Col passare degli anni la banda, grazie alla perfetta tecnica musicale acquisita, riscuoterà, sia in Italia che all’estero, sempre maggiori apprezzamenti e successi. Sulla scia di tali riconoscimenti i “bandisti”, soprattutto giovani, del paesino diventarono così numerosi da dar vita addirittura ad una seconda banda che entrò in competizione con la prima.

          Le due lettere che qui fedelmente ed integralmente, riportiamo, indirizzate al sindaco dell’epoca, testimoniano il prestigio raggiunto dalle due Bande di Casalanguida alla fine dell’800.

            Fossalto, 6 luglio 1897 Illustre signor Sindaco, torno daccapo ad incomodarla, sicuro che V.S. sappia e vorrà compatirmi. Feci una volta domanda per avere qui codesto concerto musicale nei giorni 7 ed 8 agosto, e qualora il primo complesso fosse impegnato prego V.S. di volermi mandare almeno il secondo o meglio la seconda musica di Casalanguida, mi faccia tanto favore e Le sarò obbligatissimo. La riverisco: - per Comitato: Costanzo Granitto”. La seconda lettera recita, invece: “Rosello, 20-8-1898 Ill.mo Signor Sindaco di Casalanguida – Prego V.S. Ill.ma a volersi compiacere far conoscere che nel giorno 13 e 14 settembre prossimo, questa popolazione vogliono festeggiare S.Bartolomeo e S.Nicola, molto gradirebbero la prima Filarmonica di codesta Città, se si trova non compromessa, invito un musicante di fiducia recarsi qui per concordare il prezzo; se la prima trovasi impegnata non dispiacerebbe la seconda diretta dal Sig. Malachia Profeta dal quale attendo un musicante per stabilire il prezzo, V.S. Ill.ma perdonerà del disturbo e le anticipa i più sentiti ringraziamenti. Il Deputato delle feste Romoaldo Litterio”. Fino al 1885 le scarse notizie confondono le vicende di queste due formazioni che, con ogni probabilità, si riunificarono non più tardi dell’inizio del XX secolo.

           A questo punto, è però doverosa una precisazione relativa a questo dualismo bandistico: ancora oggi infatti, vecchi bandisti e anziani del luogo testimoniano l’esistenza di due bande.Però, data la scarsità delle fonti non è dato sapere se questo dualismo si sia ricostituito in quegli anni oppure non sia mai cessato. In ogni caso, numerosi e valenti maestri, come Comingio Renzetti di Lanciano, Eduardo Di Capua, Federico Fabiodi di Napoli, Malachia Profeta di Chieti, Federico Sapio si sono susseguiti alla direzione delle due bande. Intorno al 1885 troviamo comunque la principale Banda diretta da Pilade Michetti di Tocco, fratello del famoso pittore Francesco Paolo, tale banda furoreggia nel 1888 alle feste in onore di San Giustino a Chieti dove si alternano sul palco ben otto “bande primarie”. È giusto citare oltre al maestro anche il “capobanda” di questo complesso, Panfilo Di Paolo che indosserà per circa un quarantennio l’uniforme della Banda di Casalanguida fino a diventarne un vero e proprio simbolo.

          Una nuova data importante per la banda è il 1889, quando iniziò la direzione del Maestro concittadino Fioravante Forchetti, anch’egli allievo del famoso conservatorio napoletano. Con il Maestro Forchetti la banda raggiunse un livello artistico mai toccato prima. Egli ne reggerà le sorti fin quasi allo scoppio della Grande Guerra   dirigendola,  nel     1906,   in   una applaudita tournée in Turchia, dove per cinque mesi   consecutivi furono protagonisti nei “PETITS CHAMPS” di Costantinopoli, raccogliendo i più lusinghieri consensi di pubblico e critica.

          La banda  si ricostituisce nel 1919 ancora con un illustre quanto sfortunato maestro locale: Alfonso D’Annunzio, forgiato come i predecessori al San Pietro Maiella. Egli ne rimarrà alla guida fino all’anno del suo drammatico suicidio, il 1924. Continuatore della sensibile opera di Alfonso D’Annunzio è Ludovico Favilla, che ne prende il posto nel 1925. Di quell’anno è il primo premio conseguito al Concorso di Roma, un autentico trionfo, testimoniato da due autorevoli fonti dell’epoca: IL MESSAGGERO scriveva: “un autentico successo ha riportato ieri sera al Pincio il grande concerto bandistico di Casalanguida. Il pubblico numeroso ha seguito con silenzio religioso le impeccabili esecuzioni del TANNHÄUSER, del BORIS GUDNOF e dei LOMBARDI, festeggiando calorosamente il Maestro e i suoi ottimi collaboratori”, e IL GIORNALE D’ITALIA incalzava “un pubblico enorme si è riversato in Piazza Colonna per udire il grande concerto bandistico di Casalanguida. L’esecuzione dell’interessante programma composto di musiche di Verdi, Mussorgski e Wagner ha riscosso consensi di pubblico e di critica ed è stato fragorosamente applaudito”. Altra trionfale ed applauditissima tournèe è quella tenutasi a Parigi nello stesso anno. 

                Nel 1926 il Maestro Favilla lascia il proprio posto al Maestro Attilio Bruni. La banda, fino ad allora contava sempre non meno di 45 elementi e supererà il numero di 50 effettivi sotto la direzione del Bruni che resterà fino al 1929. Nella stagione successiva Giocondo Simone raccoglie i frutti del lavoro svolto precedentemente effettuando una applaudita tournée in Liguria dove particolare successo ottengono le esibizioni presso il Casinò di San Remo le quali dureranno circa due mesi.

          “L’eco della Riviera”, un giornale del luogo, così scriveva: “Seralmente l’immensa folla eterogenea che si riversava all’Imperatrice od al chiosco di via Ruffini, con i applausi vibranti, entusiastici, dimostra che all’aperto preferisce la banda, specie quando si tratta di un insieme come quello di Casalanguida che l’ottimo suo maestro Giocondo Simone, ha saputo far classificarefra le prime d’Italia”.

            Questi successi destano ancor più interesse e passione negli abitanti, soprattutto giovani del luogo, tanto che, nelle giornate invernali, periodo in cui la banda era a riposo e ogni suonatore dedicava gran parte del tempo libero allo studio del proprio strumento, il paese era  avvolto da varie melodie  che echeggiavano dalle finestre di ogni casa, così da sembrare  un grande conservatorio. Nel 1930 la bacchetta passò nelle mani del giovane nipote di Alfonso D’Annunzio, l’allora ventottenne Angelo Basilico D’Annunzio, valoroso maestro concertatore che portò la banda denominata “GRAN CONCERTO BANDISTICO  CITTA’ DI CASALANGUIDA” ad essere uno dei primi complessi bandistici d’Italia.

            Non a caso in quegli anni la Banda effettuerà delle tournèe trionfali in Sicilia, Calabria e Lucania, riscuotendo sempre meritati e calorosi consensi. Il Maestro Angelo Basilico D’Annunzio legherà il suo nome a quello della Banda di Casalanguida fino alla fine dell’attività, cessata nel 1966 e cioè per quasi quaranta anni.

Innumerevoli furono i successi riscossi dalla banda sotto la direzione del maestro, i quali sono testimoniati dai giornali dell’epoca. L’estate del 1947 è, per la Banda, un anno trionfale. Infatti, su Il Giornale d’Italia del 20 luglio si trova scritto: “I festeggiamenti in onore della Madonna del Carmine, conclusisi con un simpatico fuoco pirotecnico, ha dato alla cittadinanza aquilana la soddisfazione ed il piacere di ascoltare la nota ed acclamata banda di Casalanguida (Chieti). Questo complesso artistico, che figura tra i migliori del nostro Abruzzo e d’Italia, ha eseguito, nella giornata, sotto i portici, due programmi musicali di sceltissima musica, fra cui figuravano: l’«Amico Fritz»  l’«Iris» il Boris Goudnof, la «Lucia», la «Turandot», ed altri capolavori d’arte. Il perfetto affiatamento della massa, guidata dalla bacchetta del valoroso Maestro Angelo D’Annunzio, la impeccabile fedele interpretazione e le qualità impareggiabili dei solisti, hanno suscitato il più vivo entusiasmo nel numeroso pubblico presente, che ha, durante l’esecuzione e alla fine, colmato di applausi gli esecutori ed in ispecie il maestro. Speciale menzione meritano i solisti Salvatore Saetta flicorno soprano, Giuseppe Di Paolo flicorno tenore, Delfino Storto flicorno baritono e Sena clarinetto”.

   E poi ancora il Giornale d’Italia del 27 luglio 1947, con riferimento al concerto di Ripatransone per la Festa Patronale di S. Maria Maddalena scrive: “Alle ore 23 in piazza XX Settembre si è svolto un grande concerto con sceltissimo programma musicale. Ad onore del vero, non possiamo lasciare senza rilievo, per stretto dovere di cronaca, il valore intrinseco del Corpo Bandistico di Casalanguida il quale con perfetta tecnica musicale, fusione e delicate sfumature melodiche, ha interpretato magistralmente difficili pezzi di Opere classiche di sommi Maestri italiani e stranieri, suscitando nel pubblico, vivo entusiasmo e riscuotendo meritati e calorosi applausi”.

    E poi ancora Il Giornale d’Italia del 29 ottobre 1948 scrive, riferendosi alle bande di Lanciano e Casalanguida, “queste due Bande gloria e vanto della nostra Provincia e della nostra Regione, hanno veramente tenuto accesa la fiaccola della nostra tradizione, esibendosi dovunque e massimamente nei grandi centri tra il massimo entusiasmo delle popolazioni. A riprova di ciò sta il fatto che esse hanno fatto solo rarissime apparizioni in Abruzzo, trascorrendo l’intera stagione in Campania, Puglia, Calabria, Lucania ecc. Qual è il loro segreto? E massimamente, quale il segreto che fa di Casalanguida piccolissimo centro della Provincia di Chieti il massimo centro musicale? Ciò è tutto merito del bravo maestro Angelo Basilico D’Annunzio e dei suoi illustri predecessori…possiamo quindi chiudere questa nostra breve disamina col dire che la banda di Casalanguida quest’anno ha meritato, come per il passato, la massima gloria e la soddisfazione di essere stata ritenuta e giudicata la migliore “banda”.

La stampa degli anni ’50 riserva ancora parole d’elogio e stima per la banda di Casalanguida e per il Maestro D’Annunzio, tanto che sulla Cronaca dell’Abruzzo del 3 aprile 1955, si trova scritto: “Anche quest’anno, non venendo meno l’ultrasecolare tradizione, Casalanguida ha ricostituito il suo glorioso complesso bandistico. Ne è direttore e concertatore il concittadino comm. Angelo Basilico D’Annunzio noto ai critici e a tutte le piazze d’Italia per la sua squisita sensibilità artistica e la vasta cultura musicale. Il concerto di Casalanguida non ha bisogno di presentazione in quanto noto a tutti gli amatori di musica. Esso ha sempre riscosso il plauso e il consenso del pubblico e della critica e ovunque ha prestato servizio ha suscitato negli ascoltatori l’entusiasmo più schietto e sincero”.

   Per omaggiare la grandezza di questo personaggio ricordiamo alcuni aspetti della sua personalità e professionalità.

          Il maestro D’Annunzio, nei riguardi dei propri musicanti, durante il periodo della concertazione che precedeva le stagioni concertistiche, era assai esigente. I pezzi venivano affrontati con una minuziosità da perfezionista. L’intonazione doveva essere la più precisa possibile e l’interpretazione della partitura doveva rispecchiare fedelmente il volere del compositore, finché essa non si manifestava secondo l’intenzione del Maestro, di piena fedeltà al testo, non si passava ad altro pezzo da concertare.

            Questa fatica preparatoria all’uscita della banda, comportava tensioni emotive notevoli per il direttore, piccoli scontri con i solisti gelosi della propria autonomia tecnica, ore e ore di prove fino a giungere all’interpretazione voluta dall’autore.

Le prove di concertazione dell’epoca, ma anche dei decenni successivi, duravano circa un mese. I musicanti  arrivavano da varie parti d’Italia e i solisti venivano scelti dal maestro dopo un’accuratissima ed attenta prova tecnica preventiva effettuata sul posto.

           Si ricordano, non senza commozione, le tante volte in cui la banda, pronta ormai alla nuova esperienza annuale, in alta uniforme, faceva il giro del paese davanti allo sguardo serio e alle orecchie sensibilissime del maestro, in segno di saluto alla popolazione. Durante i mesi che seguivano, giungevano notizie felicissime di vittorie nelle dispute con altre bande pur valorose (quelle pugliesi soprattutto) in località di riguardo.

 

Per tutto l’arco di tempo compreso fra il 1932 e il 1970 il complesso rimane sempre nel novero delle migliori formazioni in circolazione: con 70 elementi nel 1951 alle “Celebrazioni Verdiane” di Teramo; nel 1956 è presente alla “Sagra Musicale” di Sulmona; l’anno seguente effettua un’apprezzata tournée in Sicilia.

Questi anni vedono il complesso protagonista di un altro evento del tutto nuovo per il periodo: testimoni diretti raccontano che la Banda è stata una delle prime tra quelle civili ad avere  l’onore di esser stata scritturata per una registrazione dalla neonata RAI. Ancora oggi, infatti, a Casalanguida ci si ricorda,  di quell’indimenticabile giorno del 1958 in cui tutti i Casalanguidesi, fieri e orgogliosi, in religioso silenzio ascoltavano alla radio le melodiose note eseguite dalla loro banda.

Una breve pausa si registrò agli inizi degli anni ’60 allorché, quasi l’intero organico e D’Annunzio, prendono il nome di un altro ben più importante centro, Chieti, che per sei anni consecutivi finanzia il complesso, privo di risorse economiche, in cambio del nome.

           Dal 1967  al 1970 si sviluppa l’ultimo capitolo della storia di questa gloriosa banda, di cui fortunatamente rimane l’esecuzione della Seconda Rapsodia Ungherese di Franz Listz nella nastroteca della sede Rai di Pescara. Negli anni seguenti il corpo bandistico continuò a sussistere, anche se in forma ridotta, grazie all’impegno del prof. Nino Forchetti primo oboe dell’originario complesso bandistico, al quale va il merito di aver forgiato la  nuova generazione di musicisti.

         In coincidenza con la cessazione dell’attività di direzione del maestro D’Annunzio, tutte le sedi bandistiche della Regione ebbero un progressivo e diffuso affievolimento di entusiasmo per questa forma di arte popolare e, quindi, di conseguenza la fine di un diretto contatto con la musica colta, sostituita dai nuovi messaggi musicali  che la radio e la televisione iniziavano a diffondere.

Non dimentichiamo inoltre che, per le fresche generazioni dell’epoca, la Banda rappresentò non solo una valida possibilità di lavoro e sostentamento per buona parte dell’anno, ma per i più dotati, l’accesso in ambite istituzioni musicali dell’intera nazione tanto che i migliori “solisti” di bande private rappresentavano assai di frequente il nerbo delle bande “municipalizzate” di grosse città, di quelle “militari”, delle grandi orchestre sinfoniche e della RAI stessa, una volta istituita.

I Ceccarossi, i Torrebruno, i Pietro Colantonio e Michelangelo Pili  (questi ultimi due entrambi di Casalanguida), il Colantonio definito “Il Caruso dei tromboni d’Italia”, il Pili per molti anni titolare del ruolo di “primo basso tuba nell’orchestra della Rai di Torino”, ed altri ancora sono  ricordati come “esemplari prodotti” dalle eroiche bande sotto la scuola di grandi, storici maestri.

         Prima di concludere è doveroso, sottolineare come le gesta di questi personaggi possano apparire ai nostri occhi come delle leggende, ma in realtà la loro vita “gaia e terribile” nascondeva giorno dopo giorno disagi, pericoli e privazioni di ogni sorta. Precedentemente si è detto che le tournée duravano anche diversi mesi, quale sacrificio doveva essere per i musicanti separarsi dalle proprie mogli, dai propri figli, dal calore di una famiglia per così lungo tempo!

Per non dire, poi, come ci si doveva arrangiare per recarsi a suonare nei paesi festanti. Se si era fortunati si andava numerosi tutti stipati sui camion, che negli altri giorni erano serviti per i lavori, in mezzo agli strumenti e agli abiti che si sarebbero dovuti indossare per la serata concertistica. Diversamente,  ci si alzava al mattino quando ancora il sole non era sorto e ci si incamminava per ore e ore con gli strumenti e tutto l’occorrente in spalla finché non si era giunti a destinazione. Quando finalmente cominciava il concerto di questa umile e appassionata gente, vi era anche chi, non conoscendo lo spirito di sacrificio che caratterizzava il bandista, come gli aristocratici e gli organizzatori delle feste, con arroganza pretendevano un “pezzo” anziché un altro. A ricordo di ciò v’è da citare un aneddoto di quei lontani e duri tempi: nel mese di giugno le bande abruzzesi andavano spesso nel vicino Molise. I molisani amano ascoltare i buoni complessi, e pur di assicurarsi una banda di grido erano disposti a rinviare la festa ad un qualsiasi giorno della settimana.

             La Banda di Casalanguida suonava a Campolieto per la festa di S.Antonio. Fatto il primo giro del paese, doveva eseguire il matinée in piazza. Così, in attesa che arrivasse il maestro, la banda suonò una marcia. Ma il direttore non si vedeva, ed allora fu suonata una seconda marcia.

            Subito dopo, il capo deputato salì rapidamente sul palco e, rivolto al capobanda, disse minaccioso: - “Se da que a dece menute nin facite nu pezze d’opere, je facce tagliamente!

Ed il capobanda, con l’energia di Pier Capponi, replicò:

-                          “Se voi fate tagliamento, io farò suonare il Piave!”. Il duello capponiano stava diventanto sempre più verboso, finchè giunse il maestro  D’Annunzio che diede avvio all’atteso concerto con una fantasia cara ai bandisti di Casalanguida, I Lombardi alla prima crociata, del genio di Busseto.

           Come per incanto, al diffondersi della bella melodia verdiana  cessò ogni clamore. E alla fine, i calorosi applausi della folla fecero dimenticare il piccolo incidente.

 

Ecco quali erano i disagi e le umiliazioni che incontravano i musicanti, ai quali oggi vien spontaneo rivolgere un caloroso ringraziamento non solo per aver fatto conoscere ed apprezzare le straordinarie opere musicali dei massimi compositori italiani e stranieri, diventando quasi incosciamente l’unica scuola di musica che il popolo abbia mai avuto in Italia, ma anche per  la grande e valida lezione di vita, improntata, giova ricordarlo, al duro lavoro e al sacrificio senza i quali non si può avere nulla in cambio, oggi, il loro insegnamento in un momento in cui la nostra società è attraversata da profondi e non sempre positivi cambiamenti, appare ancor più prezioso perché si vanno perdendo quei valori e quei sentimenti che  dalle origini hanno caratterizzato l’identità del popolo abruzzese.

 

       L’elenco che segue riporta alcuni nomi di casalanguidesi, ormai deceduti che in passato hanno dato onore e gloria alla nostra banda.

 

Alfonso         D'Annunzio maestro
Fioravante     Forchetti                        maestro
Angelo         Basilico D’Annunzio maestro
Nino            Forchetti     oboe

Giovanni      Marchetti                       

sax basso
Giuseppe    Mascitelli  percussioni
Domenico  Di Paolo flauto
Gennaro    Tumini     sax basso
Michelangelo           Pili        bassotuba
Alfredo               D’Angelo  bassotuba
Rosario              Forchetti  sax alto
Rosario            Pedone  trombone 
Quirino           Sabatini    contr. Ancia
Nicola            Mascitelli   tromba
Giuseppe        Mascitelli   tromba
Vincenzo         Landi  tromba bass.
Adelchi           Ricotta    clarinetto
Arcangelo       Tornese flicorno
Luigi               Pili   timpani
Ferdinando      Pili   tromba bass.
Mario              Fiadone   sax soprano
Panfilo            Di Paolo   clarinetto
Dante              Di Paolo     clarinetto
Pietro              Colantonio  flicorno t.
Giuseppe          D’Annunzio  tromba in fa
Antonino           Colantonio  tromba in fa
Nicola             Tornese        corno
Ettore             Del Vecchio  clarinetto
Sigfrido           D’Angelo  flicorno t.
Nicola            Forchetti     trombone t.
Ottavio            Tumini   flicorno t.
Giuseppe           Di Paolo   flicorno t.
Camillo           Di Paolo    flicornino 
Nicola             Menna   piatti
Tommaso       Di Stefano    flicorno c.
Nicola             Ricotta    basso
Quirino           Mascitelli   piatti
Angelo            Sabatini      tamburo
Gino               Tornese     sax tenore
Ernani             Tornese  clarinetto
Anelomaria      Colantonio   clarinetto
Francesco Paolo   Fasoli   bombardino
Vincenzo           Fasoli   maestro
Emidio            Forchetti    trombone b.
Felice              Forchetti  flauto
Italo                Colonna  bidello
Alfredo           Boiano    bidello
Angelo Maria  Tornese    basso tuba
Nicola            Tornese  grancassa
Giovanni            Tornese   flicorno mib
Giuseppe            Tumini   bombardino
Onofrio            Dell’Orso   trombone
Nicola            Del Vecchio   clarinetto
Luigi               Forchetti  
Attilio             Antonino           tromba
Giuseppe           Marchetti         grancassa
Beniamino           Tornese                        
Umberto           Tornese  
Giuseppe           Ricotta   piatti
Giovanni           Fasoli  clarinetto
Nicola             Marchetti   tromba
Amerigo          Colantonio corno

 Nicola          Iovacchini  

clarinetto

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“LA MUSICA

E’ RIVELAZIONE PIU’

ALTA DI OGNI SAGGEZZA, DI OGNI FILOSOFIA”

 

 

(L. V. BEETHOVEN)


 

 

 

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